martedì 10 gennaio 2023

Che ne sarà di questo mondo?

 Torno a scrivere sul mio blog dopo anni. Sono quasi le quattro del mattino e mi chiedo davvero cosa ne sarà di questo mondo malato, succube di sé stesso ed incapace di prendere in mano la propria vita. Che ne sarà di tutti questi giovani senza una possibilità per costruirsi un degno futuro? Potrei andare avanti per molto con domande del genere, i problemi che ci sono oggi sono veramente tanti, nella storia dell'umanità azzarderei a dire che mai si è verificata una situazione come questa che stiamo vivendo. Nel 2023, citando solo le più gravi, abbiamo:

- Un cambiamento climatico che sta peggiorando di anno in anno e di cui non ci stiamo curando più di tanto;

- Una guerra in corso in Europa, non succedeva dalla Seconda Guerra Mondiale, che minaccia di finire veramente male;

-Una politica corrotta nella stragrande maggioranza dei più grandi paesi del mondo;

- Una pandemia che fatica ad essere debellata;

- I social, tossici e che potenzialmente potrebbero rovinare ciò che di buono potrebbe esserci nei giovani;

. La frenesia di questo mondo che non si ferma più ad aspettare nessuno, se ti fermi sei perduto.

Credo di aver nominato i punti più critici che stiamo vivendo. Per forza di cose, è la prima volta che tutti questi problemi trovano luogo in uno stesso periodo storico. So che butta un po' giù pensarla così ma purtroppo è la cruda verità: viviamo praticamente ogni giorno in un campo minato. i più fortunati, il giorno successivo, avranno la fortuna di affrontare il campo minato successivo. Non è bello, dico bene?

E se non hai coraggio, se non rischi qualcosa o se non sei nessuno, sei condannato a passare il resto della tua vita così, saltando da una zolla di terra all'altra e sperando con tutto te stesso che non contenga una mina. E laddove dovesse essercene una, sperare non sia mortale o che si inceppi. Per molti di noi ormai la fortuna è quel qualcosa che non minaccia di ucciderti. Un tampone negativo, un'auto che ti sfiora mentre attraversi la strada sulle strisce pedonali, una bomba sganciata a pochi kilometri da dove abiti. Questa sì che è fortuna, vero?

Ma poveri noi... poveri noi che viviamo in questo povero mondo malato, poveri noi che siamo nati proprio in questi anni... e invece no. Perché ogni periodo ha avuto i suoi "campi minati": alcuni letteralmente. Nessuno avrebbe voluto vivere il periodo delle guerre mondiali. Se fossi stato così fortunato da non andare in guerra, stai certo che quantomeno avresti perso un parente, un amico, qualcuno a te vicino. Questo per dire che sì, sicuramente non è un bel periodo, ma quale periodo lo è stato? Pensateci. Nessuno nella propria vita è stato, è o sarà esente da sofferenze, che siano esse personali o globali. 

La mia è solo una riflessione, non voglio dare la soluzione ai problemi (anche perché non ci sono delle soluzioni, o comunque non semplici o veloci o generiche) ma permettetemi di incolpare noi stessi per lo schifo che siamo stati in grado di creare. Complimenti, umanità! Devo ammettere che non deve essere stato semplice riuscire dopo anni ed anni di tentativi a far coincidere tutti questi mali. Chapeau!

Ancora una volta, e sono in conclusione giuro, mi chiedo cosa ne sarà del futuro... abbiamo ancora un futuro al quale guardare con gioia? Ha senso fare progetti a lungo termine, quando da un giorno all'altro un cretino potrebbe decidere di spazzarci via tutti così, perché gli va e perché quella mattina il suo darnitskij e kolbasa non era abbastanza buono? Forse sto esagerando, però occhio. Se c'è qualcosa che amate fare, non rimandatela. Viaggiate, usate il vostro denaro per essere felici, ascoltate musica, andate a trovare la nonna, guardate un film, fate l'amore. Il tempo è prezioso, usatelo bene :)

Alla prossima!

venerdì 3 dicembre 2021

La Casa Di Carta 5 - parte 2: recensione e commenti personali.

Siamo finalmente giunti alla fine de "La Casa Di Carta". La quinta ed ultima stagione si è conclusa oggi, 3 Dicembre 2021, con l'uscita degli ultimi 5 episodi.
Anticipo che questo articolo conterrà degli spoiler, dunque se ancora non avete finito la serie e non volete rovinarvi la sorpresa, non continuate la lettura! (O magari posticipatela a dopo 😉)

Devo essere onesto: avevo paura per questo finale di serie. Sarà che sono abituato ad avere delusioni dai finali delle serie TV, ultimamente. Sarà che la "storia" stessa dei finali di serie non ci ha abituati a nulla di positivo, di solito. Ma queste ultime cinque puntate mi hanno abbastanza soddisfatto, ovviamente la morte di Tokyo è da includere sì nell'ultima stagione, ma avevamo già assisto al fatto un paio di mesi fa con il rilascio dei primi cinque episodi. E questa mossa secondo me è stata positiva, perché la delusione più grande - almeno per me - l'abbiamo già avuta.
Infatti, in questi ultimi episodi, lo spettatore è indotto a credere nella disfatta più totale fino a quasi la fine di tutto. Solo nell'ultima ora si assiste all'effettivo colpo di scena. Parlando razionalmente però c'è da dire che non è stato molto verosimile la situazione che si è venuta a creare, specie nell'ultimo episodio... Ma andiamo per gradi:

In un primo momento scopriamo che, sì, Gandía è davvero morto (avanti, tutti avevamo dei dubbi nonostante le granate) e che sono rimasti 3 militari in tutto, di cui due feriti in modo più o meno grave, l'altro è il capitano. Ed il piano di quest'ultimo è di entrare in

domenica 1 novembre 2020

Viaggio tra sogno e realtà.

Varsavia, anno 2103. Klaus camminava per le strade di quella città, ormai morta, che un tempo era stata la capitale di uno Stato chiamato Polonia. Era stato fortunato a poter usufruire dell'insegnamento di un docente, ora che in nessuna parte del globo c'era un sistema scolastico. Grazie a ciò, sapeva che più di 150 anni prima, il suo paese era stato teatro di guerre e sofferenze, e come ricordo di tutto ciò c'era una città, Oświęcim, in cui ci fu il più grande campo di concentramento. Sapeva anche che la maggior parte del mondo la conosceva col nome di Auschwitz, che era il nome tedesco.
Klaus si trovava su quelle strade perché quello era il giorno settimanale del mercato. Qui si potevano trovare oggetti pre-catastrofe, vestiti nuovi e vecchi, ma anche del cibo, seppur più di rado e per questa ragione era uscito presto da casa sua per arrivare tra i primi sul posto.
Durante il tragitto, il suo sguardo era caduto su un manifesto, ancora colorato, su cui si poteva leggere: LA FINE E' VICINA, datato 2077. Lui era troppo piccolo per ricordare qualcosa, ma i suoi genitori gli avevano raccontato che il mondo così come lo conoscevano loro, era terminato per una serie di fattori. 
Circa novant'anni prima ci fu un brutto virus, preso sottogamba da molti paesi nel mondo. Ciò nel giro di un lustro mise in ginocchio grandi potenze come gli Stati Uniti, la Gran Bretagna e la Russia. L'economia calava a picco dovunque, tranne che in una Nazione: la Cina. Essa prosperava ed avanzava. Fu così per circa trent'anni, periodo durante il quale il mondo provò a rialzarsi ma in cui, allo stesso tempo, si crearono maggiori antipatie tra le Nazioni. La situazione sembrava abbastanza stabile, ma poi circa cinquant'anni prima le risapute emergenze climatiche divennero insostenibili e così la natura cominciò a ribellarsi: i mari e gli oceani crebbero grazie allo scioglimento dei ghiacciai, la temperatura salì in tutto il mondo di diversi gradi e molte zone divennero desertiche, l'inquinamento mise K.O. lo strato di ozono che ci proteggeva. Suo padre diceva sempre che si sarebbe potuto ancora evitare tutto, ma il mondo andò man mano nel caos: gli equilibri già sottili tra le potenze mondiali si spezzarono per via di scuole di pensiero differenti riguardo a come agire contro la nuova minaccia, e così si finì in guerra. La terza guerra mondiale, durata dal 2075 al 2078, anno in cui la Cina decise di radere al suolo quasi tutto il mondo. Alcuni pazzi sostengono che sia stato meglio così, che il mondo aveva bisogno di una pulizia : basta smartphone, basta internet e social. La verità è che, con un po' di buonsenso, si sarebbe potuto evitare tutto quando i problemi erano ancora gestibili.
Sta di fatto che ormai la situazione in tutto il mondo era tornata più o meno a com'era seicento anni prima, un downgrade enorme avvenuto quasi all'improvviso. Il periodo che stavano vivendo era ancora un periodo di "passaggio", in cui i superstiti della guerra provavano a ricostruire qualcosa che forse era perduto per sempre. Più che altro sopravvivevano in un mondo ormai ai limiti della vivibilità. 
L'unica notizia positiva, in tutto quel caos, era che l'inquinamento era praticamente pari allo zero e la speranza era che la natura si potesse riprendere pian piano da sola.
Anche Klaus con i suoi genitori sopravvivevano, erano stati tra i pochi fortunati ad avere ancora una casa in cui vivere, appena scalfita dalla catastrofe. Il padre lavorava in miniera, come la maggior parte degli uomini: bisognava ricostruire ed i materiali erano fondamentali, mentre quando era a casa si occupava della terra, i cui frutti per la maggior parte sfamavano lui e la mamma. Quest'ultima si dedicava alle faccende domestiche e si prendeva cura di un paio di vacche e qualche gallina, nonché di Klaus. Lui faceva ciò che poteva poiché aveva solo tredici anni. E per l'appunto, recarsi a fare compere al mercato locale era tra le sue mansioni. 
Stava guardando tra vari oggetti presenti su di una bancarella e vide parecchi orologi di ogni forma e misura, alcuni con dei nomi scritti al centro, altri senza, alcuni col vetro rotto, altri

martedì 27 ottobre 2020

Situazione Covid-19 in Italia: quadro passato e presente e ipotesi future, con opinioni personali.

 È ormai chiaro che la pandemia stia facendo molti più danni di quelli che si potevano immaginare. Chi l'avrebbe detto, un anno fa, che oggi ci saremmo trovati a dover combattere contro un virus "sconosciuto" (perché ormai, fortunatamente, seppur partito da tale, sconosciuto non lo è più) e molto potente, contagioso e che avrebbe messo in ginocchio l'intero mondo?

Personalmente, ho sempre creduto che il pericolo di un virus, una guerra o catastrofi simili non fosse poi così utopico. Siamo più di sette miliardi e l'errore di una sola persona può davvero causare tanti guai al mondo intero. E lo stiamo vedendo con il virus che ci siamo trovati a dover combattere, il quale è partito dalla Cina ma si è facilmente e velocemente diffuso su tutto il globo. Noi in Italia siamo stati tra i primi a doverne pagare le spese: nessuno era pronto ad affrontare una tale epidemia a marzo 2020 ed in Italia il virus è arrivato prima che in tutto il resto dell'Europa. Devo dire che non mi sarei aspettato la reazione che in effetti abbiamo avuto: grazie anche alle repentine misure arrivate dal governo, nel giro di un paio di mesi in cui siamo restati tutti (o quasi) a casa nostra, in quarantena, siamo riusciti ad uscire da una situazione che vedeva migliaia di contagi ogni giorno e tanti, troppi morti. Un nostro recente e doloroso ricordo è sicuramente la foto che ritrae dei grossi mezzi militari con al loro interno le bare dei deceduti per via del covid-19, trasportate da Bergamo, uno degli epicentri italiani della prima ondata, in altre città per far sì che potessero essere cremate. Ma c'è stata anche un'altra faccia della medaglia, perché allo stesso tempo è stato significativo il comportamento di alcuni cittadini italiani che invece di disperare hanno reagito a modo loro al grido di "Andrà tutto bene!" o "Ce la faremo!". Chiaramente ognuno l'ha presa in modo differente, ma diciamo che queste persone ci hanno dato ossigeno, che spesso veniva a mancare per via dell'oppressione di casa nostra, sicura sì, ma stretta dopo un po'. Scommetto che anche la villa più grande lo sia diventata. Insomma, alla fine ce l'abbiamo davvero fatta, a superare la prima fase.
Sempre a mio avviso, il primo errore è stato l'essere stati troppo permissivi durante la scorsa estate, una volta fuori dalla quarantena più dura. Capisco il bisogno degli italiani di svagarsi, di andare in vacanza al mare, di andare in discoteca e nei locali a fare baldoria, però poiché venivamo da una situazione alquanto infelice, non sarebbe stato forse meglio limitare almeno la movida notturna? Oppure magari agire in modo più severo riguardo alle regole in spiaggia. Sono stato una sola giornata al mare e ho visto ombrelloni nella spiaggia libera ammassati tutti insieme come se nulla fosse accaduto. Come se il pericolo fosse ormai passato. Ecco, è questo che ha pensato l'italiano medio, che il pericolo maggiore fosse ormai storia vecchia. Certamente è giusto essere ottimisti, ma la linea tra ottimismo e sprovvedutezza è molto sottile. Quella linea è stata oltrepassata da molti italiani e così, da poco più di un mese a questa parte, stiamo affrontando la seconda ondata che sembra anche peggiore della prima. Diversi si aspettavano una seconda ondata, me compreso, ma non avrei creduto possibile un'ondata peggiore della prima. Pensavo ad una ricaduta, come quando hai la febbre per una settimana a trentanove, ti passa ma poi prendi un colpo di freddo e quindi ti torna per un altro paio di giorni, ma più bassa. 
Perlomeno tra la prima e la seconda ondata, la differenza principale sono i morti: l'età media dei contagiati si è abbassata notevolmente grazie anche ai motivi prima citati, e di conseguenza abbiamo molti meno morti, seppur con molti contagi. E questo credo sia anche il motivo per cui il governo non ci abbia ancora messo in quarantena, di nuovo. Perché fino a quando ci sono molti contagiati che guariscono, il problema non è critico. Ma la speranza che il numero di deceduti non salga improvvisamente è tanta, perché in tal caso certamente ritorneremo in quarantena, tutti.
I limiti che da qualche giorno ci sono stati imposti sono quasi dei consigli e credo che i più intelligenti li seguiranno. Bisogna muoversi il meno possibile e rispettare sempre sia il distanziamento che l'obbligo della mascherina, ma purtroppo ci sono alcuni individui che non si curano per nulla di tutto ciò. Non l'hanno fatto mesi fa e continuano a non farlo. Io stesso ho ricevuto dei commenti al limite della derisione camminando per strada con la mascherina indossata. Come se i folli fossimo noi, che rispettiamo le indicazioni per la salvaguardia di tutti, e non loro che se ne fregano altamente, continuando a fare ciò che vogliono. Io capisco anche il non essere eccessivamente duri con i controlli da parte del governo, sarebbe

sabato 10 dicembre 2016

Hotel Dusk: Room 215 - Recensione e commenti personali.

Salve a tutti e bentornati sul mio blog. Oggi sono qui per recensire e dire la mia riguardo un ''vecchio'' gioco per Nintendo DS. Sto parlando, come avrete di certo letto dal titolo, di ''Hotel Dusk: Room 215''. 







Questo gioco è uscito in Europa e quindi in Italia il 13 aprile 2007. E' un videogame di ''seconda fascia'' e quindi, purtroppo, non ha avuto il successo che meritava. C'è da dire, però, che chi lo ha giocato e goduto ha avuto ben poco da lamentarsi.
Hotel Dusk fa parte del genere ''avventura'', ma io lo vedo un misto tra un giallo ed un'avventura grafica. Sì, perché a primo impatto la grafica di questo gioco ti lascia piacevolmente sorpreso: probabilmente gli sviluppatori della Cing hanno pensato ad un modo funzionale per ovviare alla scarsa qualità della grafica del DS, riuscendoci a mio avviso. I personaggi sono dei disegni in movimento, mentre la location rimane del classico design a cui ci ha abituato negli anni il DS.
La trama è a dir poco avvincente, non ci sono momenti in cui non devi far nulla né tantomeno buchi nella trama, la quale risulta non solo filante, ma anche ben strutturata. Una volta completato, una delle prime cose a cui penserete sarà che, chiunque abbia pensato a tutti gli intrecci che si vengono a creare durante il gioco, deve avere proprio una fervida immaginazione unita ad una grande capacità.
Riguardo alla giocabilità, la prima volta potreste impiegarci dalle 12 alle 18 ore (rispettabili, per la tipologia di gioco che è Hotel Dusk), a seconda della vostra capacità e confidenza con gli enigmi, e sopratutto del vostro intuito. Il gioco si divide in 10 capitoli ed ognuno prende un'ora ''virtuale'' fatta eccezione per l'ultimo capitolo, che ne conta due. Esistono diversi finali, sbloccabili a partire dalla seconda volta che lo si completa. Gli enigmi in cui ci si imbatterà durante l'avventura non sono impossibili, ma alcuni hanno una certa difficoltà, il che è cosa gradita.
Il gioco, come già accennato prima, sfrutta tutto ciò che può avere di unico il DS, quali touchscreen e doppio schermo.
Non voglio soffermarmi troppo sul ''corpo'' del gioco, quello secondo me va scoperto da voi: oltre a dirvi che vale la pena giocarlo e che a tratti emoziona anche i più emotivi, vi dico questo videogame (ambientato nella fine degli anni 70') parte dalla storia di un certo Kyle Hyde, ex detective che ora è sulle tracce del suo ex collega Bradley, il quale lo ha tradito. Ma durante la sua permanenza nell'Hotel Dusk, luogo in cui gli è stato commissionato di recarsi dal suo attuale datore di lavoro Ed, Kyle si imbatterà in diverse storie personali di altre persone lì presenti... che scoprirà, successivamente, essere tutti indirettamente collegati con Bradley.

I colpi di scena di certo non mancano, l'unica critica che mi sento di muovere riguarda gli NPG: risultano spesso un po' troppo accondiscendenti con il protagonista, rendendo l'avventura meno realistica. In fondo, gli avvenimenti sono compresi tutti in una nottata e di sicuro non nascono grandi amicizie o non ci si fida del primo che passa in una sola notte... però tutto sommato si sente poco questo peso durante il gioco, dato che si è presi a risolvere ben altri problemi.
Ovviamente non è presente la modalità online. Il prezzo del gioco al lancio era di 40 euro, adesso lo si

domenica 13 novembre 2016

Animal Crossing New Leaf: Welcome amiibo - Recensione e commenti personali.

Sarà dura essere imparziali ed oggettivi in questa recensione, essendo Animal Crossing New Leaf: Welcome Amiibo il mio gioco preferito in assoluto. Ma ci provo, cercando di riassumere sia oggettivamente che soggettivamente la storia del gioco e successivamente prendere in esame ciò che offre.






Partiamo dal nome: fino al giorno prima del recente aggiornamento (che gli ha assegnato la nuova definizione di "Welcome Amiibo"), il titolo aveva il nome di Animal Crossing New Leaf. Ovviamente il nuovo nome è mirato ad esaltare le nuove compatibilità con gli Amiibo, anche se l'aggiornamento in sé ha apportato tante grandi e piccole novità (come i coupon civici e la nuovissima area camper, tanto per citarne un paio) che a mio avviso hanno dato ancor più longevità ad un gioco che ne aveva già da vendere. Basti pensare che il mio tempo di gioco è pari a quasi 2300 ore.
Questo gioco è stato rimandato più volte nell'arco degli anni. Una prima uscita era prevista per il 2012 ma poi non fu così, almeno per noi non-giapponesi. A detta della Nintendo, questo ritardo fu dovuto ad una ulteriore miglioria del gioco. In pratica hanno rimandato per rendere il titolo ancor più pieno di cose, fluido e valido. 
In ogni caso, Animal Crossing New Leaf uscì in Italia il 14 Giugno 2013 (anche se in alcuni casi fu rotto il day-one, come ormai sempre più spesso accade). A primo impatto, il gioco può sembrare lento, anche un po' noioso se vogliamo dopo la partenza... beh forse lo è per chi non è amante del genere, ma sono sicuro che ogni altra persona può confermare il fatto che ACNL è un titolo completo. Ripeto, è una questione di gusti: se sei abituato ed ami prettamente giochi di azione, guerra o calcio, difficilmente ti appassionerai a questo titolo, ma contrariamente, che tu sia un amante di più e più generi o solamente del genere gestionale/di simulazione, allora resterai incantato da ciò che può offrirti.
Sviluppato esclusivamente per Nintendo 3DS da Nintendo, il gioco è rivolto ad una fascia di età che va dai 9/10 anni fino ai 16/17, ma nonostante ciò molti

sabato 3 settembre 2016

Uno sguardo in avanti.

Con l'oscurità che incombeva, la pioggia picchiettava lievemente contro la finestra della camera da letto di Tom. Tom Mervol era un bel ragazzino di dodici anni, basso e magro, con folti capelli biondo scuro ed occhi verdi. Aveva delle lentiggini sul suo piccolo naso a patata e delle labbra molto sottili. Era solito indossare un berretto da baseball con la visiera volta all'indietro e masticava spesso un chewing gum, prediligendo il gusto mirtillo. In quel momento era intento nello scambiare messaggi con il suo nuovo cellulare, comprato quella mattina. L'ultimo modello arrivato sul mercato, e non stava mancando di farlo sapere a tutti i suoi amici. 
La pioggia stava aumentando la sua intensità. Ora si udiva chiaramente battere anche sul tetto di lamiera del ripostiglio per gli attrezzi di suo padre. Così, Tom decise che era arrivato il momento di testare anche le sue nuove cuffiette, in modo da poter coprire quel fastidioso rumore che lui odiava tanto.
Si stava lasciando andare al tepore delle sue coperte, con il cellulare ancora in mano aperto sulla chat di un suo amico, il quale gli stava chiedendo le caratteristiche tecniche del suo nuovo telefono (le quali Tom neppure conosceva), quando all'improvviso si era sentito un forte tuono provenire dall'esterno. Tom aveva sobbalzato ed il telefono gli era scivolato dalle mani per finire a terra, sul suo tappeto cremisi canadese. Dopo aver imprecato, aveva ripreso il cellulare da terra ed era tornato a messaggiare, ma di lì a poco andò via la corrente e quindi si spense la luce. Tom si guardò per qualche minuto attorno, poi si rassicurò e tornò alle sue cose.
 Ma si sentiva stanco, si stava facendo tardi... stava per riaddormentarsi, quando un altro tuono echeggiò forte. Ma stavolta era diverso... non sembrava un vero e proprio tuono. Era un rumore più intenso, come se fosse stato uno squarcio, più che un tuono...
Poi le finestre si spalancarono. All'improvviso iniziò a soffiare un vento fortissimo che riversò la pioggia all'interno della stanza di Tom, il quale di scatto stava correndo a chiuderle, ma non ebbe il tempo; due braccia sbucarono apparentemente dal nulla attraverso la finestra aperta e in pochi secondi si ritrovò immobilizzato, strisciando attraverso il suo giardino, i vestiti che si inzuppavano. Si sentiva confuso, iniziava a connettere poco con la realtà... poi tutto divenne bianco, una forte luce troppo luminosa lo invase e...
gli parve di aver fatto una lunga e conciliante dormita. Aveva aperto gli occhi lì dove pochi secondi prima era a letto, nella sua camera. Solo che era giorno, il sole splendeva alto in cielo, e sembrava tutto così... trasandato.
Non capiva cosa stesse accadendo... notò che i suoi vestiti erano asciutti. Poi camminò fino alla finestra, e affacciandosi vide un uomo nel suo giardino intento a fare lavoretti con il recinto. Ma Tom non conosceva quell'uomo, cosa ci faceva nel suo giardino?
Poi l'uomo si voltò:

domenica 19 giugno 2016

L'incoerenza che colpisce.

PREMESSA 

Devo essere sincero: ormai non so quale sia il vero fine di questo blog.
Sì, per qualche settimana (le prime) ho scritto più racconti che altro e sì, successivamente, dopo una pausa di diversi mesi sono ritornato con post diversi da quelli passati, di sicuro non continui e più "personali". Ma sto dicendo questo perché dal mio ritorno qualche mese fa, avevo in testa di scrivere diverse storie, cosa che poi non ho fatto. Ne ho scritte forse un paio, non di più. Volevo buttare le basi per la stesura di un libro, cosa che ho fatto ma solo in parte, e non su questo blog, bensì su un foglio di carta.
Al momento, credo che il mio spazio nel web stia diventando sempre più personale e sempre meno "da scrittore". Magari è un periodo, chi lo sa? Io me lo auguro.

Fatta questa dovuta premessa (che ho incorporato qui, mi scocciava fare un post solo per queste quattro righe, scusate) passiamo alla riflessione di oggi.

Vi è mai capitato di pensare che una o più persone fossero incoerenti con le loro azioni? Quasi sicuramente sì. Ci chiediamo per quale motivo dicano una cosa e poi ne facciano un'altra, o viceversa, e spesso non sappiamo darci una risposta. Ed è anche normale, come potremmo mai fare? In fondo, ciò che hanno detto/dimostrato, era tutt'altro! 
Tutto ciò in genere è dovuto:
- o al fatto che la persona in questione è cambiata;
- o un'incomprensione, ciò può avvenire in mancanza di dialogo, ad esempio ciò che è stato detto o fatto da questa persone, potrebbe non essere rivolto a voi;
- oppure, infine, vogliono solo attirare una volta di più l'attenzione su di loro.
Dipende molto da caso a caso, questo è un discorso molto generale, ma mirato a far riflettere su determinati comportamenti assunti da alcuni soggetti.
Prendiamo in esame esempio per esempio.

Una persona può effettivamente cambiare? Potrei farvi il solito discorso oggettivo e dirvi che

venerdì 3 giugno 2016

L'angolo informatico: Apple, Samsung, Huawei: quale scegliere? Considerazioni personali. [#3]

Salve a tutti e bentornati in un altro post riguardante il mondo informatico, che di tanto in tanto prendo in considerazione per affrontare argomenti relativi, per l'appunto, all'informatica e non solo. 

Oggi voglio proporvi tre grandi marchi che negli ultimi tempi stanno dominando il settore degli smartphone, ovvero Apple, Samsung e Huawei. Ho scelto di prendere in esame questi tre marchi e non altri perché, essendo considerazioni personali, li reputo perfetti per proporvi le differenze che ad oggi possiamo trovare tra i cellulari sul mercato.

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Apple ormai da molti anni è un punto di riferimento per parecchi acquirenti; con i suoi iPhone viene sempre considerato il top di ciò che si può desiderare. Sempre al passo con le esigenze dei suoi clienti, non delude (quasi) mai. 
Personalmente sono dell'idea che Apple abbia avuto una notevole crescita in fatto di affidabilità. Fino all' iPhone 5s non avrei mai nemmeno pensato di acquistarne uno; ma con l'arrivo dell' iPhone 6 le cose sono cambiate, perché ho notato "la differenza". A mio avviso, chi può permettersi un top gamma dovrebbe sempre valutare l' iPhone 6 o 6s, perché con l'ottimo abbinamento migliorato nel tempo con l' iOS si rivela essere una più che valida scelta. Per non parlare delle garanzie Apple.
Io non ho mai avuto un iPhone, ma ho avuto modo di provarli nel corso degli anni, dal 4 al 6, ed è per questo che posso sottolineare la crescita su molti fronti che hanno avuto questi cellulari. Purtroppo però, i prezzi sono spesso vicini al proibitivo, 600/700 euro e più per un cellulare a me sembrano decisamente troppi. Fanno pagare molto il marchio, e questo non l'ho mai apprezzato. Inoltre trovo Apple un po' troppo serrata sui suoi device. Mi spiego meglio con un esempio: mentre su Android e quindi su Samsung e Huawei (come anche Lg o Sony o altri) siamo liberi di smanettare o di scaricare ciò che ci pare, su iOS e quindi Apple non abbiamo tutta questa libertà. Che sia il prezzo (ulteriore) da pagare per la qualità?

Voto: 8.5/10





Samsung la conosco bene. Troppo bene. Cercherò di essere imparziale e di cominciare dall'inizio: ho avuto diversi samsung, e mi ci sono sempre trovato bene, a parte con l'ultimo. Forse pretendevo troppo da un quad-core, però non è accettabile un cellulare che si blocca anche solo se tenti si sboccare la schermata. 
Sempre stato uno pseudo-fan della Samsung, per me era la marca di cui fidarsi sempre, con cui non si sbaglia mai. Invece mi sono dovuto ricredere.
Più in generale, però, Samsung è effettivamente una di quelle compagnie che più eccelle in fatto di vendite di smartphone. Dai suoi top gamma, fino ad arrivare ai cellulari destinati ad una fascia media e bassa. E' apprezzata per la sua vastissima scelta di device tra cui optare, e questo rende Samsung molto versatile riguardo i suoi clienti. Di certo più abbordabile di Apple, l'azienda sudcoreana ha scritto la storia dei cellulari,partita dagli albori come Nokia o

giovedì 2 giugno 2016

Combattere contro se stessi.

Ero lì, con lo sguardo fisso sulla chat. Non mi sembrava vero, era davvero tornata.
Con "Sei" dei Negramaro in sottofondo, scorrevo su e giù i messaggi che ci eravamo appena scambiati... com'era accaduto? Un momento prima provavo un odio indescrivibile, ma non appena mi era giunto quel primo messaggio, non appena avevo visualizzato quella notifica, era come scomparso. Come se all'improvviso un tornado avesse portato via l'odio, così come l'odio era arrivato, mesi prima.
Eh già, perché ero stato portato ad odiarla. Il sentimento precedente era un altro ovviamente, ma il filo è sottilissimo... basta una frase, un messaggio, un comportamento per farti aprire gli occhi, in un certo senso. Per farti capire. Capire che quel che fai non è mai abbastanza, che se dai 10 perché hai 10, le persone preferiscono sempre chi dà di più, Chi dà 20. Nonostante avesse 100.
Ma in quel momento era tutto sparito, non contava più nulla. Perché una parte di me sperava da mesi che quel messaggio arrivasse, che lei si facesse viva.
Ma era giusto permettere al sentimento di prevalere sulla ragione, in quella circostanza? Forse no. Ma è proprio vero che al cuor non si comanda, non è affatto una frase fatta... quando una cosa la vuoi dentro di te, è inutile provare ad evitare di volerla. 
Così, quella sera abbiamo parlato per diversi minuti. Era tutto così strano... un misto di sorpresa, curiosità e confusione. Era un po' come se le stessi parlando per la prima volta. 
Già... ci siamo conosciuti al liceo, noi due. Frequentavamo lo stesso corso, e così

giovedì 10 marzo 2016

Luigi's Mansion 2 - Recensione e commenti personali.

Salve a tutti! Oggi sono qui per fare una cosa nuova su questo blog, ovvero recensire un gioco. E' un progetto che mi andrebbe di portare avanti, dato che i videogames sono una delle mie passioni più grandi. Fatta questa premessa, passiamo al sodo:







Il gioco preso in esame oggi è Luigi's Mansion 2, detto anche Luigi's Mansion Dark Moon, un titolo della Nintendo sviluppato per Nintendo 3DS. Io lo acquistai nel lontano aprile 2013, poco dopo il day-one (28 marzo 2013), perché fui colpito da un Nintendo Direct del gennaio precedente. Era l'anno di Luigi e quindi avevo voglia di provare un gioco in cui era lui il protagonista! 
In generale, non ha deluso le mie aspettative: trama ben fatta, divertente, coinvolgente, pieno di colpi di scena, un gioco completo. La grafica più di tutte mi ha colpito, perché secondo me sfrutta perfettamente il potenziale della console ed il 3D. Mentre come nota negativa, posso evidenziare la longevità. Troppo poca per un gioco che costa 40-45 euro, secondo me. Ho completato la trama principale in appena 24 ore di gioco, mentre per ottenere tutti i cristalli non saprei ancora, dato che non l'ho ancora completato al 100%. Comunque non dovrebbe volerci tanto, forse nel giro di 3 ore circa aggiuntive è fattibile completarlo al 100%. 
Questo gioco ha anche la modalità online, che devo dire non mi ha mai coinvolto più di tanto. E' indicata più che altro per giocare con gli amici, perché è più

sabato 27 febbraio 2016

Chi non muore si rivede.

Ebbene sì. Dopo mesi di assenza, mi ritrovo nuovamente qui su questo blog a scrivere un post. Principalmente lo sto facendo perché ho voglia di farlo, ho voglia di scrivere. Ma anche per scusarmi con persone (ammesso che ce ne fossero) che magari erano abituate a vedermi pubblicare circa 3 o 4 racconti a settimana, in media.
Cosa è successo? E' successo sostanzialmente che non avevo più idee valide, non avevo più tante cose da dire... e quindi, come ho anche scritto in qualche post passato, in quei casi preferisco e preferirò sempre tacere, piuttosto che scrivere e non dire nulla.
Inoltre ho avuto un brutto periodo, che è andato circa da metà ottobre fino ad un mese fa, e di conseguenza l'idea di riprendere il blog era assai lontana in quei giorni.

Ma ho pensato comunque alle sorti che avrei voluto far prendere a questo blog, e ne ho pensate tante: dal riprenderlo assiduamente come in passato, all'abbandonarlo definitivamente. L'idea più "importante" era quella di lasciar stare in blog, o meglio, metterlo in secondo piano per così concentrarmi sulla stesura di un mio potenziale libro. E diciamo che bene o male è effettivamente ciò che farò, con la differenza che questo blog diverrà un mix, un misto di tutto quello che mi va di scrivere... non so se sia una cosa giusta o meno, so solo che è quello che mi va di fare. 
Oltretutto, dubito di avere o di aver mai avuto un pubblico fisso, quindi probabilmente la maggior parte di ciò che potrei andare a scrivere nei prossimi giorni, potenzialmente potrebbero essere parole buttate all'aria (nonostante io sia dell'idea che quando si esprime qualcosa, non è mai tempo perso ne tanto meno parole sprecate). Ma non m'importa. E non perché "sono trasgressivo e quindi lo faccio lo stesso, alla faccia vostra", bensì perché ho voglia. Dopo dei mesi senza scrivere nulla, è come se all'improvviso mi sia ritornata la voglia di dire la mia, la voglia di dire qualcosa. E penso che ciò non mi faccia altro che bene, perché scrivere è liberatorio, almeno per me. 

Beh, è tutto. Se è il primo mio post che state leggendo, sappiate che su questo blog troverete parecchi racconti scritti tutti da me, quindi vi invito a darci un'occhiata se vi va. Non mi darò una periodicità da seguire, quindi posterò solo e soltanto quando avrò voglia... spero solo di trasmettervi sempre qualcosa!
A presto!

lunedì 26 ottobre 2015

Il successo di un figlio.

Christian Johnson stava entrando nella sua limousine bianca. Con sé aveva una valigetta con i suoi lavori, che aveva riposto con cura sul sedile di fronte al suo. Quella mattina era in giacca e cravatta, un modello molto elegante che adoperava spesso per viaggi come quello che stava per affrontare: stava per andare a far visita ai suoi genitori fuori città. Era da parecchio che non li vedeva, e dato che almeno una volta al mese tornava da loro, quel giorno sarebbe stato il prescelto. Voleva inoltre mostrare al padre su cosa stesse lavorando il quel periodo.
Christian era un uomo d'affari molto ricco e di successo, e anche abbastanza famoso nel suo campo. Trattava analisi finanziarie ed era richiestissimo tra gli imprenditori. Era diventato qualcuno e questo tutto grazie a se stesso, al suo impegno, alla sua dedizione e perseveranza al lavoro. 
Si era aperto il cancello automatico, che era stato azionato da un telecomandino che aveva l'autista, il quale lo aveva poi chiuso dietro di loro, imboccando la strada di sinistra.
Durante il viaggio, Christian non faceva altro che pensare al proprio lavoro, a quel che avrebbe dovuto fare al suo ritorno o alle strategie da adottare in determinati casi... tutto al di fuori del motivo per il quale si trovasse in quella limousine. Ad un certo punto i suoi pensieri erano stati interrotti dalla voce dell'autista, il quale gli aveva domandato se desiderasse dello champagne o qualcos'altro. Lui gli aveva risposto che lo champagne sarebbe andato più che bene. Così era ritornato sui suoi pensieri, ma con un bicchiere di ottimo champagne in mano.
Aveva aperto la valigetta nella quale erano presenti i suoi lavori, e presi un paio di fogli aveva iniziato ad elaborarne i contenuti. Dopo un po', li aveva riposti di nuovo al loro posto, ed aveva notato un pacchetto: era un piccolo regalo che Christian stava portando ai suoi genitori. Una cornice digitale con diverse foto di tutti i suoi successi... tra meeting aziendali nei quali era lui il protagonista, o quando era stato promosso ad analista finanziario.
La grossa auto stava voltando nella stradina che, di lì a poco, lo avrebbe portato di fronte alla casa dei suoi. Christian nemmeno se n'era accorto, così indaffarato nella sua testa.
La limousine aveva parcheggiato di fronte al cancello: una piccola villetta con un cancello di ferro rosso ed un bel giardino, nel quale erano presenti diversi alberi e cespugli. Il cancello non era manuale, inoltre non c'era abbastanza spazio di fronte casa per parcheggiare quel bolide, così l'autista l'aveva lasciata all'esterno. Anche perché lui sarebbe restato all'interno dell'auto per tutto il tempo, non aveva il diritto di entrare.
Christian aveva aperto il cancello e si stava dirigendo verso il portone di entrata. Mentre lo faceva, aveva notato il piccolo giardinetto di viole di sua madre, che era vicino al portone, sulla sua destra. Era sempre perfetto e curato, lei ci teneva tanto.
Suonato il campanello, ad aprire la porta era stata la madre. Tra baci ed abbracci, si stavano dirigendo al salone e nel mentre Christian le stava raccontando dei suoi successi. La madre era felice di ascoltarlo, e così per qualche minuto lo aveva fatto. Poi però, l'aveva interrotto...

sabato 24 ottobre 2015

Ci credi al colpo di fulmine?

Alcune persone dicono che sia reale, altre invece pensano che sia solo una leggenda. Ma qual è la realtà dei fatti?
Inutile dire che anche stavolta, la soggettività regna sovrana. La visione del mondo, molto più in generale, è soggettiva, e di conseguenza tutto ciò che ne deriva lo diviene. Quindi è normalissimo che accadano casi nei quali due o più persone, trovandosi a discutere sull'esistenza o meno di qualcosa, si vedano in disaccordo. Certo, può anche capitare che si sia tutti della stessa idea, ma non per questo allora il resto del mondo la pensa come noi: ricapitolando, il colpo di fulmine esiste.
Perché dico questo? Lo dico in base a quello che ho appena detto. Esiste, ed è così perché dobbiamo tenere conto del fatto che, avendo noi esseri umani sensazioni diverse gli uni dagli altri, per una parte di noi il colpo di fulmine è reale. Per un'altra no, ma per almeno una sì. Basta questo per rendere reale qualcosa. Quindi esiste, ma non per tutti. Questo perché a coloro i quali non credono in questo fenomeno non gli è mai capitato, ed inoltre sono fatti proprio così. Sono persone con un carattere non predisposto a riconoscere colpi di fulmine, ed a volte nemmeno a provarli sulla loro pelle. Ed ecco, per loro semplicemente non esiste.
Mentre per quanto riguarda le persone che ci credono, la maggior parte di loro ha già vissuto un'esperienza del genere sulla propria pelle e sul proprio cuore, sono uomini o donne predisposti certamente a questa tipologia di avvenimenti, e sono anche molto fortunati a mio avviso.

Però, il colpo di fulmine non è tutta scienza, anzi, il contrario. Non c'è una giusta definizione, ma io credo che esso sia un'inspiegabile sensazione interiore la quale ci avverte che la persona che abbiamo di fronte, pur non conoscendola, potrebbe rivelarsi molto interessante. Certo una definizione un po' lunga, ma come si fa a riassumere un concetto così astratto?

In ogni caso, se mai vi capiterà di averne uno, credetemi, lo capirete. La sensazione è prima di tutto di novità, si sente qualcosa di nuovo... poi si capisce. Giorno e notte con il pensiero fisso su quella persona... insomma, è una sensazione davvero molto bella! Poi però bisogna vedere come si evolve. Se resta solo un colpo di fulmine, oppure si trasforma in

giovedì 22 ottobre 2015

Un dolore che fortifica.

Era sdraiata sul letto, con la coperta ed un plaid addosso tirati su fino alla testa. Sasha aveva passato una notte quasi completamente insonne, non era riuscita a chiudere occhio perché stava soffrendo molto. Il giorno precedente aveva scoperto che il suo ragazzo, Manuel, aveva intenzione di tradirla, e quel pomeriggio lui sarebbe rincasato dal lavoro. Era fuori per un viaggio aziendale e lei non gli aveva ancora accennato nulla sul fatto che sapesse. Era venuta a conoscenza, tramite un amico in comune, che da lì a tre settimane Manuel avrebbe soggiornato un paio di giorni in una città vicina. E non di certo per lavoro, ma per un'altra ragazza.
Da quando era venuta a conoscenza di ciò, Sasha aveva alternato periodi di doloroso pianto a periodi di sofferenza interna. Ed in quel momento era in una immensa sofferenza interna, forse perché aveva esaurito le lacrime, forse perché non sapeva come affrontare la situazione una volta che Manuel fosse rientrato.
Ma era lì, immobile nel suo letto matrimoniale, con le finestre del suo appartamento al 12° piano di un grattacielo in città che avevano una vista mozzafiato su tutto il paesaggio, sia di giorno che di notte. Ma in quella mattina d'inverno tutto sembrava freddo e cupo. Una leggera nebbia avvolgeva dal basso i palazzi di fianco al suo, mentre in cielo governava un colore grigiastro. Sembrava quasi che il clima avesse indovinato in pieno quale fosse l'umore di Sasha in quel momento. Nell'appartamento entrava una luce che riusciva ad illuminare discretamente l'ambiente, ma Sasha restava lì, inerme nel suo tiepido letto, pensando a tutto ed a niente.
Ora ripensava a quei fantastici due anni passati insieme a Manuel, e si chiedeva se tutte le cose, le frasi dette, le sorprese, le emozioni, fossero state reali o solo una grande, infinita menzogna. Ora si chiedeva cosa fosse accaduto dopo, cosa ne sarebbe stato del suo futuro. Ormai convivevano da circa un anno, sarebbe dovuta tornare dai suoi genitori? Non lo sapeva.
In quel momento sapeva solo che sarebbe voluta morire lì, in quell'attimo preciso. Scomparire, per sempre. Sapeva bene che una volta tornato Manuel a casa, avrebbe sofferto ancora, anzi sarebbe stato anche peggio. Perché una cosa è sentirselo dire da un amico, una cosa è, invece, sentirlo dal tuo ragazzo. Ammesso che avesse confessato subito, ovviamente. Era convinta che, se era vero che in quegli anni Manuel l'aveva amata, non l'avrebbe fatta

martedì 20 ottobre 2015

Stare bene con se stessi.

Tutti noi vorremmo sapere quale sia il segreto per far sì che la nostra vita proceda senza intoppi. In altre parole, ogni essere umano vorrebbe sapere come fare per essere felice. A volte non bastano momenti di felicità passeggeri... certo quelli aiutano tanto a far salire l'umore, però per tutti noi, prima o poi, ci sarebbe bisogno di un periodo felice e anche tranquillo.
Mettete per esempio un padre di famiglia: uno che magari lavora tutto il giorno, oppure i lavoratori notturni. Ecco, a loro resta pochissimo tempo libero da spendere insieme alla famiglia e quindi ai figli, che di conseguenza vedranno la figura paterna poco presente nelle loro vite. Queste persone non sono felici. Possono di sicuro avere dei momenti, degli attimi di felicità nel loro percorso, ma finché non subiranno un cambiamento di rotta sostanziale, finché non adotteranno uno stile di vita migliore, essi non potranno essere contenti.
Spesso, nella vita, bisognerebbe puntare alla calma. Ci vorrebbero più giornate in compagnia di persone care o gradite che ore passate in ufficio, sotto stress, alle prese con statici computer i quali non fanno altro che rovinarci vista e schiena. E' vero che al giorno d'oggi, se non si lavora non si va avanti... però è anche vero che se non si è sereni con se stessi, si lavora peggio.
Dunque, la chiave per la nostra felicità potrebbe essere prima di tutto lo stare bene con noi stessi. Vale per le persone più indaffarate come anche per quelle meno impegnate, vale per tutti. Stare bene con se stessi non è solo alla base del proprio appagamento, ma va oltre. Migliora i rapporti sociali, scaccia via le ansie, possiamo affermare che se è vero che non esiste la ricetta perfetta per essere sereni, un primo buon passo è mettersi in pace con la propria persona. Conoscersi, sapere i propri limiti, essere in grado di valutare i propri pregi ed i propri difetti, tutto fa parte del cerchio. Ed una volta che lo si ha chiaro, state certi che il quieto vivere arriverà dopo non molto.
Un altro "metodo", se vogliamo, per stare bene, è non essere dei fantasmi. Intendo dire che il troppo storpia, ma

lunedì 19 ottobre 2015

Amare troppo, amare mai.

C'era una volta un ragazzo il quale aveva un dono speciale. Si chiamava Stewart ed era costantemente innamorato di qualche ragazza. Riguardo a questo dono, però, non capiva ancora se fosse un dono positivo o negativo. Essere innamorati era sì una bella emozione, ma esserlo sempre poteva fargli del male. Non tutte le ragazze erano sincere, buone o gentili, e questo lo aveva capito sin da subito, il povero Stewart. Infatti, nonostante fosse ancora molto giovane, il suo cuore era già andato in frantumi diverse volte, per poi essere ricucito dalla sua forza di volontà nell'andare avanti. Sì perché Stewart era un ragazzo davvero unico nel suo genere, riusciva a vedere il lato positivo in ogni situazione... ma anche se non lo esternava, in fondo lui era un ragazzo molto triste, si sentiva solo e voleva solo la sua felicità e quella degli altri. Era come se avesse due facce, una che mostrava e una che teneva protetta dentro di sé, e questa cosa non faceva che peggiorare la sua situazione. Questo soprattutto nell'ultimo periodo, in cui il suo lato negativo era espresso alla massima potenza. Se fosse stato sempre sincero con se stesso e con quello che desiderava, forse si sarebbe sentito meglio. A volte avrebbe voluto essere un ragazzo con sentimenti normali, come tutti, ma invece lui era così , speciale, e doveva solo imparare a convivere con l'amore.

Stewart abitava in una grande città, e quella mattina si stava dirigendo al bar vicino casa per fare colazione. Era un periodo nel quale era andato in fissa per una ragazza di periferia, Wendy. E ci stava male, non tanto per il sentimento univoco, ma perché lui avrebbe tanto voluto non essere così. Non era una bella cosa innamorarsi di ogni ragazza interessante che conosceva, avrebbe voluto innamorarsi una sola volta nella vita della ragazza giusta. E invece si ritrovava a sperare per ogni fanciulla che mostrava una buona personalità. E quello era il periodo di Wendy, la quale amava i libri, leggeva tutto il giorno. E la fotografia, scattava frammenti di mondo davvero unici. Forse qualsiasi ragazzo con un po' di buongusto si sarebbe infatuato di lei, ma per lui era tutto diverso, lui anche se non voleva, doveva. Era come se fosse un obbligo innamorarsi, ormai lo odiava.
Era appena entrato nel bar, poi si era seduto di fronte al bancone ed aveva ordinato un caffè macchiato. Mentre attendeva la sua ordinazione, ecco che entrava dalla porta del bar una bella ragazza. Era vero che Stewart si innamorava di ogni ragazza interessante, ma 'interessante' non è sinonimo di 'bella'. Infatti, lui non faceva distinzione riguardo l'aspetto fisico, il suo amore cadeva sul carattere. Quindi alla vista di quella ragazza, si era girato nuovamente verso il bancone, in attesa del caffè.
Stewart era un bel ragazzo alto e moro, un bel fisico e occhi color cielo. Attraente di sicuro, il che nuoceva al suo volere primario di non innamorarsi, dato che erano le ragazze a cercare lui. E infatti la signorina appena entrata, sedutasi di fianco a lui, lo aveva salutato chiedendogli

venerdì 16 ottobre 2015

Un mese di "Bloggando con Rò".

Ed eccoci qua... un mese dopo l'apertura di "Bloggando con Rò". Un mese dopo essermi concesso una possibilità per mostrare e dimostrare ciò che amo fare, quello che per me è un hobby ma che spero un giorno diventi un lavoro. Un mese nel quale ho avuto solo da imparare, era inevitabile infatti che nel momento in cui mi fossi immerso nel mondo della scrittura, avrei avuto solo da guadagnarci.
L'idea di aprire un blog nel quale esporre i miei pensieri, i miei racconti, le mie esperienze, mi frullava già da un po' nella testa, almeno da un anno. Ricordo che era il periodo in cui stavo provando a scrivere per la seconda volta un libro, purtroppo senza successo, e un'amica mi aveva consigliato di aprire un blog e farmi conoscere lì. Ebbene a distanza di qualche mese da quel giorno l'ho fatto, e ne vado più che fiero. I motivi per i quali ne vado fiero sono tanti, ma principalmente il mio blog è per me un posto nel quale mi sfogo, un posto in cui cerco di trasmettere qualcosa, dove provo anche a conoscere meglio me stesso. E ovviamente dove faccio conoscere me stesso a voi lettori, tramite l'arte della scrittura, la quale la applico pur non sentendomi un'artista, o almeno non per ora, come ho evidenziato anche nella riflessione scorsa.
Sapete, per chi non ha mai avuto un blog, non è facile agli inizi... e lo sto dicendo io, che agli inizi ci sono fino al collo. Non è facile perché devi perseverare, anche quando le cose vanno male, anche quando magari le visualizzazioni per una giornata si fermano a 15 e non salgono. Tralasciamo i metodi con i quali i blogger di solito si fanno conoscere, ma è proprio una questione di non mollare mai. E' normale che, alla visione di risultati negativi rispetto ai positivi ottenuti nei primi giorni, qualcuno potrebbe demoralizzarsi o addirittura mollare... ma devo essere sincero: per me il mio blog, nonostante sia passato solo un mese fino ad adesso, mi dà sempre delle gioie. Ogni singola visualizzazione che ottengo per me è fonte di motivazione che mi permette di

giovedì 15 ottobre 2015

Cos'è per noi la lettura?

Cos'è per noi la lettura? Quando si pone questa domanda, come base dovrebbe esserci il reale interesse verso i libri e la letteratura in generale da parte del soggetto. Beh, questo accade nel mio caso . Sì perché io amo leggere, e come state vedendo in queste settimane amo anche scrivere. E' vero che non sempre vengono idee valide per scrivere qualcosa, e in quei casi è giusto tacere piuttosto che scrivere una storia o una riflessione che non rispecchia il 100% di noi, o che magari prima di pubblicarla ci si pensa su diverse volte... in quei casi, probabilmente non siamo pienamente soddisfatti del lavoro da noi svolto, e dunque sarebbe meglio evitare di pubblicare. In fondo, quel che conta è la qualità e non la quantità. Sono dell'opinione che un libro, anche se corto, ma ben fatto è migliore rispetto a cinque libri, magari che fanno parte di una serie, magari lunghissimi, ma che alla fine non ti lasciano nulla... perché i libri devono lasciarci qualcosa. E' così, noi stessi leggiamo spesso la trama di un libro prima di comprarlo per valutare se esso possa o meno lasciarci un segno, una volta terminato. E' anche vero che non sempre poi quel che leggiamo dalla trama si rivela nel libro, ci sono casi nei quali la trama ci illude e altri nei quali ci sorprende. I lettori e le lettrici più esperte hanno di sicuro avuto sia la prima esperienza che la seconda. Poi l'opinione è strettamente soggettiva di solito, si parla di gusti personali e quindi lo stesso libro può sia illudere che sorprendere due persone diverse. Ma in ogni caso, un buon libro ci lascia sempre qualcosa. 

Ebbene quando scrivo, provo sempre ad immedesimarmi nei miei lettori, che siete voi. Ed ogni volta, quando completo ad esempio un racconto che mi entusiasma o mi

lunedì 12 ottobre 2015

Un incontro surreale.

Aveva aperto gli occhi. Si sentiva confuso e dolorante alla testa, girava tutto intorno a sé. Batteva una leggera pioggia sul terreno già bagnato.
Si era alzato e aveva cercato di capire dove fosse: era la piazza del suo paesino, era notte ed era tutto vuoto. C'era solo lui lì in mezzo, né auto né persone nei dintorni. Aveva provato a dare un senso a tutto ciò, ma per ora non se lo spiegava. Non ricordava come ci fosse finito lì, come non ricordava nemmeno quello che faceva prima di quel momento... aveva un consistente vuoto di memoria.
Si sentiva solo ed impaurito, tutta la situazione era molto strana... aveva deciso di tornare a casa, magari lì avrebbe scoperto qualcosa in più. Ma la strada non era corta, ci sarebbero voluti un po' di minuti per arrivarci.
Diede un'occhiata al cielo: era scuro come mai prima, della luna nemmeno l'ombra, come anche delle stelle. Gli edifici sembravano tutti uguali, anzi gli davano un senso di abbandono... sembrava quasi che in quel paesino nessuno ci abitasse da diversi anni. Poi quella pioggerellina esaltava ancor più la sensazione di trasandato. Stava proseguendo lungo la strada principale che spesso aveva percorso per fare compere... era tutto chiuso, dai negozi alle case, ma soprattutto delle solite auto parcheggiate abitualmente ai bordi della strada non c'era nemmeno l'ombra. Ancora una volta aveva avuto un senso di vuoto, come se fosse il solo ad abitare quel paese in quel momento. Non lo aveva mai visto così, anzi forse nessuno l'aveva mai visto in quel modo. Le uniche cose che davano "vita" a tutto erano i lampioni, i quali risultavano accesi. Perlomeno aveva la strada ben illuminata.
Mentre camminava aveva inserito le mani in tasca per cercare un fazzoletto, ne portava sempre almeno uno con sé, ma aveva trovato tutt'altro: era un aggeggio in