giovedì 10 marzo 2016

Luigi's Mansion 2 - Recensione e commenti personali.

Salve a tutti! Oggi sono qui per fare una cosa nuova su questo blog, ovvero recensire un gioco. E' un progetto che mi andrebbe di portare avanti, dato che i videogames sono una delle mie passioni più grandi. Fatta questa premessa, passiamo al sodo:







Il gioco preso in esame oggi è Luigi's Mansion 2, detto anche Luigi's Mansion Dark Moon, un titolo della Nintendo sviluppato per Nintendo 3DS. Io lo acquistai nel lontano aprile 2013, poco dopo il day-one (28 marzo 2013), perché fui colpito da un Nintendo Direct del gennaio precedente. Era l'anno di Luigi e quindi avevo voglia di provare un gioco in cui era lui il protagonista! 
In generale, non ha deluso le mie aspettative: trama ben fatta, divertente, coinvolgente, pieno di colpi di scena, un gioco completo. La grafica più di tutte mi ha colpito, perché secondo me sfrutta perfettamente il potenziale della console ed il 3D. Mentre come nota negativa, posso evidenziare la longevità. Troppo poca per un gioco che costa 40-45 euro, secondo me. Ho completato la trama principale in appena 24 ore di gioco, mentre per ottenere tutti i cristalli non saprei ancora, dato che non l'ho ancora completato al 100%. Comunque non dovrebbe volerci tanto, forse nel giro di 3 ore circa aggiuntive è fattibile completarlo al 100%. 
Questo gioco ha anche la modalità online, che devo dire non mi ha mai coinvolto più di tanto. E' indicata più che altro per giocare con gli amici, perché è più

sabato 27 febbraio 2016

Chi non muore si rivede.

Ebbene sì. Dopo mesi di assenza, mi ritrovo nuovamente qui su questo blog a scrivere un post. Principalmente lo sto facendo perché ho voglia di farlo, ho voglia di scrivere. Ma anche per scusarmi con persone (ammesso che ce ne fossero) che magari erano abituate a vedermi pubblicare circa 3 o 4 racconti a settimana, in media.
Cosa è successo? E' successo sostanzialmente che non avevo più idee valide, non avevo più tante cose da dire... e quindi, come ho anche scritto in qualche post passato, in quei casi preferisco e preferirò sempre tacere, piuttosto che scrivere e non dire nulla.
Inoltre ho avuto un brutto periodo, che è andato circa da metà ottobre fino ad un mese fa, e di conseguenza l'idea di riprendere il blog era assai lontana in quei giorni.

Ma ho pensato comunque alle sorti che avrei voluto far prendere a questo blog, e ne ho pensate tante: dal riprenderlo assiduamente come in passato, all'abbandonarlo definitivamente. L'idea più "importante" era quella di lasciar stare in blog, o meglio, metterlo in secondo piano per così concentrarmi sulla stesura di un mio potenziale libro. E diciamo che bene o male è effettivamente ciò che farò, con la differenza che questo blog diverrà un mix, un misto di tutto quello che mi va di scrivere... non so se sia una cosa giusta o meno, so solo che è quello che mi va di fare. 
Oltretutto, dubito di avere o di aver mai avuto un pubblico fisso, quindi probabilmente la maggior parte di ciò che potrei andare a scrivere nei prossimi giorni, potenzialmente potrebbero essere parole buttate all'aria (nonostante io sia dell'idea che quando si esprime qualcosa, non è mai tempo perso ne tanto meno parole sprecate). Ma non m'importa. E non perché "sono trasgressivo e quindi lo faccio lo stesso, alla faccia vostra", bensì perché ho voglia. Dopo dei mesi senza scrivere nulla, è come se all'improvviso mi sia ritornata la voglia di dire la mia, la voglia di dire qualcosa. E penso che ciò non mi faccia altro che bene, perché scrivere è liberatorio, almeno per me. 

Beh, è tutto. Se è il primo mio post che state leggendo, sappiate che su questo blog troverete parecchi racconti scritti tutti da me, quindi vi invito a darci un'occhiata se vi va. Non mi darò una periodicità da seguire, quindi posterò solo e soltanto quando avrò voglia... spero solo di trasmettervi sempre qualcosa!
A presto!

lunedì 26 ottobre 2015

Il successo di un figlio.

Christian Johnson stava entrando nella sua limousine bianca. Con sé aveva una valigetta con i suoi lavori, che aveva riposto con cura sul sedile di fronte al suo. Quella mattina era in giacca e cravatta, un modello molto elegante che adoperava spesso per viaggi come quello che stava per affrontare: stava per andare a far visita ai suoi genitori fuori città. Era da parecchio che non li vedeva, e dato che almeno una volta al mese tornava da loro, quel giorno sarebbe stato il prescelto. Voleva inoltre mostrare al padre su cosa stesse lavorando il quel periodo.
Christian era un uomo d'affari molto ricco e di successo, e anche abbastanza famoso nel suo campo. Trattava analisi finanziarie ed era richiestissimo tra gli imprenditori. Era diventato qualcuno e questo tutto grazie a se stesso, al suo impegno, alla sua dedizione e perseveranza al lavoro. 
Si era aperto il cancello automatico, che era stato azionato da un telecomandino che aveva l'autista, il quale lo aveva poi chiuso dietro di loro, imboccando la strada di sinistra.
Durante il viaggio, Christian non faceva altro che pensare al proprio lavoro, a quel che avrebbe dovuto fare al suo ritorno o alle strategie da adottare in determinati casi... tutto al di fuori del motivo per il quale si trovasse in quella limousine. Ad un certo punto i suoi pensieri erano stati interrotti dalla voce dell'autista, il quale gli aveva domandato se desiderasse dello champagne o qualcos'altro. Lui gli aveva risposto che lo champagne sarebbe andato più che bene. Così era ritornato sui suoi pensieri, ma con un bicchiere di ottimo champagne in mano.
Aveva aperto la valigetta nella quale erano presenti i suoi lavori, e presi un paio di fogli aveva iniziato ad elaborarne i contenuti. Dopo un po', li aveva riposti di nuovo al loro posto, ed aveva notato un pacchetto: era un piccolo regalo che Christian stava portando ai suoi genitori. Una cornice digitale con diverse foto di tutti i suoi successi... tra meeting aziendali nei quali era lui il protagonista, o quando era stato promosso ad analista finanziario.
La grossa auto stava voltando nella stradina che, di lì a poco, lo avrebbe portato di fronte alla casa dei suoi. Christian nemmeno se n'era accorto, così indaffarato nella sua testa.
La limousine aveva parcheggiato di fronte al cancello: una piccola villetta con un cancello di ferro rosso ed un bel giardino, nel quale erano presenti diversi alberi e cespugli. Il cancello non era manuale, inoltre non c'era abbastanza spazio di fronte casa per parcheggiare quel bolide, così l'autista l'aveva lasciata all'esterno. Anche perché lui sarebbe restato all'interno dell'auto per tutto il tempo, non aveva il diritto di entrare.
Christian aveva aperto il cancello e si stava dirigendo verso il portone di entrata. Mentre lo faceva, aveva notato il piccolo giardinetto di viole di sua madre, che era vicino al portone, sulla sua destra. Era sempre perfetto e curato, lei ci teneva tanto.
Suonato il campanello, ad aprire la porta era stata la madre. Tra baci ed abbracci, si stavano dirigendo al salone e nel mentre Christian le stava raccontando dei suoi successi. La madre era felice di ascoltarlo, e così per qualche minuto lo aveva fatto. Poi però, l'aveva interrotto...

sabato 24 ottobre 2015

Ci credi al colpo di fulmine?

Alcune persone dicono che sia reale, altre invece pensano che sia solo una leggenda. Ma qual è la realtà dei fatti?
Inutile dire che anche stavolta, la soggettività regna sovrana. La visione del mondo, molto più in generale, è soggettiva, e di conseguenza tutto ciò che ne deriva lo diviene. Quindi è normalissimo che accadano casi nei quali due o più persone, trovandosi a discutere sull'esistenza o meno di qualcosa, si vedano in disaccordo. Certo, può anche capitare che si sia tutti della stessa idea, ma non per questo allora il resto del mondo la pensa come noi: ricapitolando, il colpo di fulmine esiste.
Perché dico questo? Lo dico in base a quello che ho appena detto. Esiste, ed è così perché dobbiamo tenere conto del fatto che, avendo noi esseri umani sensazioni diverse gli uni dagli altri, per una parte di noi il colpo di fulmine è reale. Per un'altra no, ma per almeno una sì. Basta questo per rendere reale qualcosa. Quindi esiste, ma non per tutti. Questo perché a coloro i quali non credono in questo fenomeno non gli è mai capitato, ed inoltre sono fatti proprio così. Sono persone con un carattere non predisposto a riconoscere colpi di fulmine, ed a volte nemmeno a provarli sulla loro pelle. Ed ecco, per loro semplicemente non esiste.
Mentre per quanto riguarda le persone che ci credono, la maggior parte di loro ha già vissuto un'esperienza del genere sulla propria pelle e sul proprio cuore, sono uomini o donne predisposti certamente a questa tipologia di avvenimenti, e sono anche molto fortunati a mio avviso.

Però, il colpo di fulmine non è tutta scienza, anzi, il contrario. Non c'è una giusta definizione, ma io credo che esso sia un'inspiegabile sensazione interiore la quale ci avverte che la persona che abbiamo di fronte, pur non conoscendola, potrebbe rivelarsi molto interessante. Certo una definizione un po' lunga, ma come si fa a riassumere un concetto così astratto?

In ogni caso, se mai vi capiterà di averne uno, credetemi, lo capirete. La sensazione è prima di tutto di novità, si sente qualcosa di nuovo... poi si capisce. Giorno e notte con il pensiero fisso su quella persona... insomma, è una sensazione davvero molto bella! Poi però bisogna vedere come si evolve. Se resta solo un colpo di fulmine, oppure si trasforma in

giovedì 22 ottobre 2015

Un dolore che fortifica.

Era sdraiata sul letto, con la coperta ed un plaid addosso tirati su fino alla testa. Sasha aveva passato una notte quasi completamente insonne, non era riuscita a chiudere occhio perché stava soffrendo molto. Il giorno precedente aveva scoperto che il suo ragazzo, Manuel, aveva intenzione di tradirla, e quel pomeriggio lui sarebbe rincasato dal lavoro. Era fuori per un viaggio aziendale e lei non gli aveva ancora accennato nulla sul fatto che sapesse. Era venuta a conoscenza, tramite un amico in comune, che da lì a tre settimane Manuel avrebbe soggiornato un paio di giorni in una città vicina. E non di certo per lavoro, ma per un'altra ragazza.
Da quando era venuta a conoscenza di ciò, Sasha aveva alternato periodi di doloroso pianto a periodi di sofferenza interna. Ed in quel momento era in una immensa sofferenza interna, forse perché aveva esaurito le lacrime, forse perché non sapeva come affrontare la situazione una volta che Manuel fosse rientrato.
Ma era lì, immobile nel suo letto matrimoniale, con le finestre del suo appartamento al 12° piano di un grattacielo in città che avevano una vista mozzafiato su tutto il paesaggio, sia di giorno che di notte. Ma in quella mattina d'inverno tutto sembrava freddo e cupo. Una leggera nebbia avvolgeva dal basso i palazzi di fianco al suo, mentre in cielo governava un colore grigiastro. Sembrava quasi che il clima avesse indovinato in pieno quale fosse l'umore di Sasha in quel momento. Nell'appartamento entrava una luce che riusciva ad illuminare discretamente l'ambiente, ma Sasha restava lì, inerme nel suo tiepido letto, pensando a tutto ed a niente.
Ora ripensava a quei fantastici due anni passati insieme a Manuel, e si chiedeva se tutte le cose, le frasi dette, le sorprese, le emozioni, fossero state reali o solo una grande, infinita menzogna. Ora si chiedeva cosa fosse accaduto dopo, cosa ne sarebbe stato del suo futuro. Ormai convivevano da circa un anno, sarebbe dovuta tornare dai suoi genitori? Non lo sapeva.
In quel momento sapeva solo che sarebbe voluta morire lì, in quell'attimo preciso. Scomparire, per sempre. Sapeva bene che una volta tornato Manuel a casa, avrebbe sofferto ancora, anzi sarebbe stato anche peggio. Perché una cosa è sentirselo dire da un amico, una cosa è, invece, sentirlo dal tuo ragazzo. Ammesso che avesse confessato subito, ovviamente. Era convinta che, se era vero che in quegli anni Manuel l'aveva amata, non l'avrebbe fatta

martedì 20 ottobre 2015

Stare bene con se stessi.

Tutti noi vorremmo sapere quale sia il segreto per far sì che la nostra vita proceda senza intoppi. In altre parole, ogni essere umano vorrebbe sapere come fare per essere felice. A volte non bastano momenti di felicità passeggeri... certo quelli aiutano tanto a far salire l'umore, però per tutti noi, prima o poi, ci sarebbe bisogno di un periodo felice e anche tranquillo.
Mettete per esempio un padre di famiglia: uno che magari lavora tutto il giorno, oppure i lavoratori notturni. Ecco, a loro resta pochissimo tempo libero da spendere insieme alla famiglia e quindi ai figli, che di conseguenza vedranno la figura paterna poco presente nelle loro vite. Queste persone non sono felici. Possono di sicuro avere dei momenti, degli attimi di felicità nel loro percorso, ma finché non subiranno un cambiamento di rotta sostanziale, finché non adotteranno uno stile di vita migliore, essi non potranno essere contenti.
Spesso, nella vita, bisognerebbe puntare alla calma. Ci vorrebbero più giornate in compagnia di persone care o gradite che ore passate in ufficio, sotto stress, alle prese con statici computer i quali non fanno altro che rovinarci vista e schiena. E' vero che al giorno d'oggi, se non si lavora non si va avanti... però è anche vero che se non si è sereni con se stessi, si lavora peggio.
Dunque, la chiave per la nostra felicità potrebbe essere prima di tutto lo stare bene con noi stessi. Vale per le persone più indaffarate come anche per quelle meno impegnate, vale per tutti. Stare bene con se stessi non è solo alla base del proprio appagamento, ma va oltre. Migliora i rapporti sociali, scaccia via le ansie, possiamo affermare che se è vero che non esiste la ricetta perfetta per essere sereni, un primo buon passo è mettersi in pace con la propria persona. Conoscersi, sapere i propri limiti, essere in grado di valutare i propri pregi ed i propri difetti, tutto fa parte del cerchio. Ed una volta che lo si ha chiaro, state certi che il quieto vivere arriverà dopo non molto.
Un altro "metodo", se vogliamo, per stare bene, è non essere dei fantasmi. Intendo dire che il troppo storpia, ma

lunedì 19 ottobre 2015

Amare troppo, amare mai.

C'era una volta un ragazzo il quale aveva un dono speciale. Si chiamava Stewart ed era costantemente innamorato di qualche ragazza. Riguardo a questo dono, però, non capiva ancora se fosse un dono positivo o negativo. Essere innamorati era sì una bella emozione, ma esserlo sempre poteva fargli del male. Non tutte le ragazze erano sincere, buone o gentili, e questo lo aveva capito sin da subito, il povero Stewart. Infatti, nonostante fosse ancora molto giovane, il suo cuore era già andato in frantumi diverse volte, per poi essere ricucito dalla sua forza di volontà nell'andare avanti. Sì perché Stewart era un ragazzo davvero unico nel suo genere, riusciva a vedere il lato positivo in ogni situazione... ma anche se non lo esternava, in fondo lui era un ragazzo molto triste, si sentiva solo e voleva solo la sua felicità e quella degli altri. Era come se avesse due facce, una che mostrava e una che teneva protetta dentro di sé, e questa cosa non faceva che peggiorare la sua situazione. Questo soprattutto nell'ultimo periodo, in cui il suo lato negativo era espresso alla massima potenza. Se fosse stato sempre sincero con se stesso e con quello che desiderava, forse si sarebbe sentito meglio. A volte avrebbe voluto essere un ragazzo con sentimenti normali, come tutti, ma invece lui era così , speciale, e doveva solo imparare a convivere con l'amore.

Stewart abitava in una grande città, e quella mattina si stava dirigendo al bar vicino casa per fare colazione. Era un periodo nel quale era andato in fissa per una ragazza di periferia, Wendy. E ci stava male, non tanto per il sentimento univoco, ma perché lui avrebbe tanto voluto non essere così. Non era una bella cosa innamorarsi di ogni ragazza interessante che conosceva, avrebbe voluto innamorarsi una sola volta nella vita della ragazza giusta. E invece si ritrovava a sperare per ogni fanciulla che mostrava una buona personalità. E quello era il periodo di Wendy, la quale amava i libri, leggeva tutto il giorno. E la fotografia, scattava frammenti di mondo davvero unici. Forse qualsiasi ragazzo con un po' di buongusto si sarebbe infatuato di lei, ma per lui era tutto diverso, lui anche se non voleva, doveva. Era come se fosse un obbligo innamorarsi, ormai lo odiava.
Era appena entrato nel bar, poi si era seduto di fronte al bancone ed aveva ordinato un caffè macchiato. Mentre attendeva la sua ordinazione, ecco che entrava dalla porta del bar una bella ragazza. Era vero che Stewart si innamorava di ogni ragazza interessante, ma 'interessante' non è sinonimo di 'bella'. Infatti, lui non faceva distinzione riguardo l'aspetto fisico, il suo amore cadeva sul carattere. Quindi alla vista di quella ragazza, si era girato nuovamente verso il bancone, in attesa del caffè.
Stewart era un bel ragazzo alto e moro, un bel fisico e occhi color cielo. Attraente di sicuro, il che nuoceva al suo volere primario di non innamorarsi, dato che erano le ragazze a cercare lui. E infatti la signorina appena entrata, sedutasi di fianco a lui, lo aveva salutato chiedendogli